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Pensieri

Oggi, per noi, devo dirtelo

sogni

Nonostante i libri di romanzi, avventure, di viaggio che leggerai,
nonostante le poesie che trasudano emozioni che ascolterai,
nonostante i film e le foto in cui ti immaginerai,
nonostante le promesse che ti farai,
nonostante la tua volontà e determinazione che si formeranno giorno dopo giorno,
nonostante tutto quello che potrai amare,

io non ti auguro di sognare, sperare, desiderare.

Educare è un dono: uno studio che ogni mamma dovrebbe conoscere

Chi mi segue sa già che una delle mie passioni è la Filosofia, materia a cui ho destinato i miei studi universitari.

Per la mia tesi di laurea ho sviscerato le teorie filosofiche contemporanee su comunicazione ed educazione. Mi sono quindi imbattuta, facendo delle ricerche correlate, in Marcel Mauss, antropologo che ha studiato diverse popolazioni per capire le dinamiche sociali e antropologiche del gesto del donare. Il suo studio si è concentrato sulle azioni del dare, del ricevere e del contraccambiare: la volontà di dare gratuitamente qualcosa che si possiede o, meglio, condividere i propri possedimenti.

L’aspetto che mi ha affascinata è che la stessa dinamica si riscontra anche nelle conoscenze acquisite durante la vita.

Le maschere che non voglio

Maschere

A Carnevale ci si trasforma in quello che, soprattutto da bambini, si vorrebbe essere: un super eroe invincibile, una principessa bellissima, un animale intrepido.

Una maschera rappresenta il desiderio, l’immagine di chi/cosa si vorrebbe essere; dietro alla maschera ci siamo noi, coperti e nascosti.

Ma non ci sono solo le maschere che ci scegliamo, esistono delle maschere che arrivano davanti a noi e cercano di farci sembrare qualcun altro.

Ci sono per esempio le maschere con cui dobbiamo fare i conti noi mamme: sono le maschere che arrivano dal nostro vissuto, dalle persone accanto a noi, dal banale “si è sempre fatto così”.

Pausa caffè: cosa le mamme vogliono

pausa caffè mamme

Cara Mamma Natale,
scrivo a te perché sono sicura che mi capirai.
Potresti esserci anche tu ogni mattina quando, con le mie colleghe mamme, ci troviamo alla macchina del caffè per cercare nel nostro “oro nero” l’energia per affrontare la seconda parte della giornata (perché la prima, quella del “su, sveglia, è tardi”, “bevi il latte e non buttare i biscotti per terra”, “no, la tua maglia di Batman oggi è da lavare, non puoi metterla”, l’abbiamo già superata).
E’ il momento dei bilanci della serata e nottata precedenti: dei capricci, delle malattie portate a casa dall’asilo, del conteggi delle poche ore in cui abbiamo dormito, delle corse fatte/da fare per arrivare puntuali a prendere i figli a scuola.

Un regalo per Natale ce lo meritiamo anche noi, no?
Allora ti chiedo questo: una macchina del caffè per me e le mie colleghe mamme.
Non perché non ce ne abbiamo già una, ma perché il classico caffè temo proprio che non sia sufficiente per aiutarci ad affrontare altri 365 giorni.
Sarebbe necessario fare delle piccole modifiche alla macchina che abbiamo: saremmo felicissime.

Ecco cosa ci servirebbe:

Educazione, la nostra sfida

Educhiamo

Io e mio figlio (Foto di Donatello Lorenzo)

 

Ho letto Tracy Hogg, ho sfogliato i principi di Maria Montessori, mi sono iscritta alle newsletter dei principali siti di puericultura, ma tu mi ripeti ogni giorno che nessuno di loro ha ragione.

Un abbraccio non calma sempre un pianto, un castigo non equivale ad un insegnamento.
La formula magica per far terminare un capriccio non è ancora stata scoperta e nessun ciuccio, barattolo della calma, disegno sono talismani efficaci, almeno fino a quando non traslocano dalla mia speranza alle tue mani.

Nessun bambino può avere i tuoi stessi pensieri, provare le stesse emozioni, temere e ridere per le stesse cause: conoscerti e capirti sono la mia gioia e il mio timore, il mio desiderio e il mio compito, la verità sopra cui scorre il mio “essere mamma”.

Cammino sul filo sospeso tra il mio senso di responsabilità di offrirti tutti gli stimoli “giusti” e la tua libertà di muoverti nella vita per costruire la tua personalità. Il “mio” e il “tuo” sono nati assieme, ma correranno parallelamente e ad un certo punto si divideranno: saremo pronti ad affrontare questo percorso, tu con il tuo entusiasmo della scoperta, io con la mia soddisfazione nel vederti camminare con le tue sicurezze?

Sei una viaggiatrice mamma se…

viaggiare viaggiatrice mamma bimbi

Quando diventi mamma vivi tutte le esperienze in modo diverso: affronti non solo la tua vita quotidiana con altri ritmi, riflessioni, emozioni, ma anche le situazioni al di fuori della tua routine, come quella del viaggio.

Cosa cambia da essere una viaggiatrice senza figli a una viaggiatrice mamma?

Prima di avere figli al momento della partenza le tue preoccupazioni maggiori erano cosa mettere in valigia, trovare un posto sicuro per documenti e soldi da portare con te, non dimenticare gli indirizzi degli hotel dove avresti alloggiato.
Quando diventi mamma tutti i tuoi pensieri si concentrano su di lui, tuo figlio:
se parte con te le regole sono non dimenticare il suo gioco preferito, decidere quale tasca dello zaino è la più comoda per conservare il ciuccio, avere sempre con sé indirizzi degli ospedali vicini a dove alloggerai;
se rimane a casa preparare tutti i suoi vestiti puliti, istruire tutta la famiglia sui farmaci da somministrargli in caso di qualsiasi malattia, riempire la dispensa dei suoi cibi preferiti, preparare post-it con promemoria in tutta la casa.