Gina-Barilla
Francesca Praga, Istruttrice del portare

Francesca Praga non è solo l’anima di Gina Barilla, la protagonista dell’omonimo blog, ma è soprattutto una mamma di 3 bambini, un’infermiera professionista e un’istruttrice certificata del portare, cioè supporta le neomamme a trovare la fascia più adatta alle loro esigenze e le accompagna nell’imparare le corrette legature per portare.

Cosa bisogna sapere se si vuole usare una fascia?
Ho rivolto a Francesca le 4 domande fondamentali che si pone ogni neomamma all’inizio dell’avventura del portare.

Perché usare una fascia per portare il neonato?

I neonati, nella loro vita intra uterina, da un certo stadio dello sviluppo in poi, hanno sempre sperimentato il contenimento e la strettezza. Hanno vissuto avvolti e coccolati, in compagnia di tanti rumori caratteristici del corpo attutiti dal liquido amniotico. Alla nascita si trovano improvvisamente a fare i conti con la forza di gravità e con lo spazio senza più limiti e confini. L’unica certezza che hanno è che la loro mamma è la garanzia della loro sopravvivenza e che addosso a lei sono al sicuro. Mettere un bambino in fascia gli rende, in qualche modo, quelle sensazioni che ha provato per tanto tempo. Ritrova il contenimento, la strettezza, la vicinanza e anche tutti quei rumori che conosce bene, tra cui il battito del cuore. Tutte queste cose aiutano il benessere del bambino. Ma non bisogna sottovalutare un altro aspetto: mettere un bambino in fascia, permette alla mamma di avere le mani libere! Cosa non da poco visto che non ci è più permesso (ma credo non lo vorremmo nemmeno più), di rimanere a letto per molto tempo dopo il parto.

Fascia porta bebè: quale scegliere?

Ce ne sono ormai tantissime in commercio, di tutte le composizioni e fantasie possibili. Io consiglio di partire da una fascia rigida, 100% cotone, grammatura media (210/240 gr/m2). Le fasce rigide sono caratterizzate da una particolare tramatura del tessuto che le rende resistenti se trazionate in orizzontale o in verticale, ma accoglienti se trazionate in diagonale: questo è il segreto che rende le fasce un supporto adatto per la mamma e per il bambino. Le fasce hanno delle taglie (che definiscono la lunghezza) e per scegliere la taglia giusta bisogna un po’ guardare la propria costituzione fisica. Generalizzando molto, una taglia pass-par-tout è la 6 (4.60/4.70 mt), va bene per quasi tutte le persone di altezza e corporatura media. Poi, se uno si appassiona al portare, potrà scegliere la taglia che gli calza a pennello.
Se uno non è sicuro e ha paura che la fascia sia una spesa inutile può sempre prenderla a noleggio presso una fascioteca. Sui gruppi Facebook dedicati al portare c’è sempre l’elenco delle fascioteche presenti sul territorio.
Ultimo consiglio: piuttosto che regalare una fascia, regalate una consulenza. Costa meno e la mamma ha la possibilità di provare da subito, accompagnata da una persona esperta, se la fascia è uno strumento che fa per lei o meno. Di solito le istruttrici o le consulenti hanno delle fasce che lasciano in prestito o a noleggio alla mamma che fa le consulenze con lei. E poi sono sempre disponibili per aiutarle nell’acquisto del supporto più adatto alle loro esigenze.

Mei tai: cos’è?

Il Mei tai è un supporto di ispirazione asiatica, in taglia unica, composto da una pannello centrale, una fascia ventrale e due lunghe bretelle. Viene definito anche “supporto ergonomico semi strutturato” perché ha una parte fissa (il pannello centrale) e sia il fascione ventrale che le bretelle completamente regolabili. Il suo uso è consigliato dai 3 mesi in poi, per due importanti motivi: essendo la seduta non regolabile, l’ampiezza dell’apertura delle gambe deve essere tale da permettere alle gambe del bambino di piegarsi all’altezza del ginocchio, mantenendo quindi una postura ergonomica, con i piedi paralleli al pavimento e il sederino più basso delle ginocchia e perché il pannello, essendo di larghezza e altezza già definita, non riesce a sostenere in modo idoneo il capo del bambino, che non ha quasi tonicità alla nascita.

Fino a quando si può portare?

Come dico sempre ai genitori… finché il bambino chiede di essere portato!
Non esiste nessun limite, i bambini portati, generalmente, scelgono spontaneamente di non farsi più portare ad un certo punto del loro sviluppo. Secondo me è importante rispettare e ascoltare i nostri bambini, soprattutto quando si parla di un’esperienza così intensa. Portare è davvero uno scambio continuo e reciproco tra portatore e portato.

Per approfondire:
Francesca Praga – Istruttrice PIP
Lavora a Castano Primo (presso l’APS genitoriAmo) e a Novate Milanese (presso La Corte delle Famiglie)
tel. 347/9333721 – email francesca.praga@gmail.com

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