allattare

Quanto è importante allattare al seno? Tantissimo!
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di alimentare in modo esclusivo al seno fino al sesto mese di vita del bambino.
I benefici per il bambino sono innumerevoli tra cui minore rischio di contrarre malattie respiratorie e allergie, miglioramento dello sviluppo psicomotorio.
Allattare al seno produce benefici anche sulla mamma come la riduzione di perdita di sangue – e quindi di ferro- dopo il parto, una rapida ripresa del peso forma post-partum, e la riduzione del rischio del cancro al seno.

Fin qui tutto bene. E molti articoli sull’allattamento finiscono qui, evidenziando solo la magia dell’allattamento, della funzione perfetta del corpo di una madre che in modo naturale può non solo alimentare il proprio bambino di sostanze utili per la sua crescita ma anche creare un forte legame emotivo.

Ma è veramente così?
Quello che spesso, troppo spesso, non si dice, è che allattare al seno significa anche fatica.

La mamma dopo il parto si trova improvvisamente catapultata in una nuova vita con ritmi mentali e fisici totalmente diversi. Durante i primi mesi, se si promuove un allattamento a richiesta, il bambino rimane attaccato al seno per molte ore al giorno, costringendo la mamma a concentrare tutte le sue forze su questa attività (ne avevo parlato nell’articolo “8 cose che puoi fare mentre allatti“). Per non parlare di dolori fisici che possono insorgere come ragadi e mastiti.

Perché l’allattamento si avvii e continui in modo positivo la neomamma ha bisogno di supporto.

Prima di tutto si deve garantire un aiuto psicologico.
In questo caso, oltre al partner, alla famiglia e alla rete di amicizie, fondamentali sono i consultori dove le neomamme si trovano, si scambiano opinioni, esperienze, difficoltà e gioie sull’allattare e nello stesso tempo vengono supportate da operatori che aiutano le donne nel percorso dell’allattamento. Esistono dei veri e propri “spazi allattamento”, cioè incontri dove le mamme chiacchierano tra loro e si confrontano con infermiere pediatriche su dubbi riguardo l’allattamento.
Ci si può rivolgere anche alla Lega del Latte (Leche League), associazione di volontariato che si dedica al sostegno delle mamme che desiderano allattare (v. www.lllitalia.org).

Non meno importante è un supporto fisico. Una mamma che allatta ha bisogno di più energie, circa 550 kcal in più al giorno. Questo significa che la sua alimentazione deve essere adatta a fornirle energie utili e idonee per sé e per la produzione di latte.
Per esempio allattando si dovrebbero assumere almeno 2 porzioni di pesce alla settimana per produrre DHA, cioè acido grasso a cui si associa uno sviluppo neurologico migliore del bambino.
Al bambino serve inoltre per crescere sano un giusto apporto di vitamina D che si trova in alimenti come il pesce e il tuorlo dell’uovo.
Molte volte la neomamma, tra i mille impegni quotidiani e la fatica nel seguire il neonato, non riesce ad alimentarsi in modo corretto.
In questi casi possono esserle d’aiuto degli integratori alimentari creati appositamente per donne in gravidanza e che allattano al fine di supportarne i fabbisogni nutrizionali.

E voi quali difficoltà avete incontrato ad allattare? Avete trovato aiuto?

I dati presenti in questo post sono stati illustrati durante l’incontro “Un nuovo alleato per la nutrizione delle neo mamme” organizzato da Nestlè Italia in occasione della presentazione del nuovo integratore alimentare multivitaminico e multiminerale Nestlé Materna DHA per gravidanza e allattamento. Sono intervenuti durante l’incontro: Irene Cetin, Ginecologa, Direttore dell’U.O. di Ostetricia e Ginecologia, Clinica Ostetrica e Ginecologica Ospedale Luigi Sacco, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche, Università degli Studi di Milano; Elvira Verduci, Pediatra, Ricercatore Universitario, Clinica Pediatrica Ospedale San Paolo, Dipartimento Scienze della Salute, Università degli Studi di Milano; Maria Francesca Basoni, Psicologa e Psicoterapeuta Clinica dello studio Psichemilano.