Pensieri

Non è un dolore diverso

Mamma-Nepal

Una mamma che ho incontrato durante uno dei miei viaggi di volontariato, in Nepal.

Arriva l’email con un nuovo report dall’Eritrea: leggo il lungo testo, fitto fitto di dati sulla malnutrizione dei bambini. Cerco di individuare velocemente le parole chiave, chiedo ai colleghi se abbiamo delle immagini. Spesso le foto arrivano sgranate, troppo piccole da pubblicare sul sito e per creare delle gallery: le faccio passare per cercare quelle con i bambini che possano far capire il problema senza impressionare o ledere la dignità dei minori.
Scrivo l’articolo, lancio il post su Facebook, riassumo per Twitter.

Questo è il mio lavoro. Mi occupo di comunicazione web per una onlus che assiste bambini in difficoltà in Italia e nel mondo. Ho iniziato nel 2007 e da allora ho visto migliaia di foto, letto pressoché ogni giorno testimonianze di medici che operano bambini in fin di vita per mancanza di cure disponibili nel loro Paese, famiglie che vivono in baraccopoli, bambini che devono crescere troppo in fretta perché nati in un contesto sociale di povertà e violenza.
E ho anche incontrato io stessa questi bambini in Africa, Sud America e Asia.

Questa è stata la mia routine fino a prima della mia maternità.

Perché da quando ho ripreso in mano in mio lavoro, non è come prima.

Ora che sono mamma se leggo che un bambino di 8 mesi pesa 3 kg penso immediatamente al peso del mio bambino e a quanto pesava lui a quell’età.
Se mi arriva un’email con la foto di un piccolo di 1 mese che deve affrontare un’operazione salvavita al cuore, mi si accende dentro il dolore di quella madre che fuori dalla sala operatoria attende che il dottore esca per informarla dell’esito dell’intervento.
Se mi raccontano di una donna incinta di 8 mesi e mezzo che ha camminato per 70 km per arrivare in un centro medico, per partorire assistita da operatori pronti a risolvere eventuali complicanze e far sì che bambino (e mamma) non muoiano durante il parto, sento addosso tutto il peso del suo corpo, la stanchezza e le paure prima del parto; penso alla sua capacità di continuare a camminare come quella forza che unisce in silenzio tutte noi mamme per lottare per regalare ai nostri figli una vita serena.

I numeri che leggevo di corsa tra un post e l’altro ora sono frecce che mi fanno rallentare.

Perché non posso non sentire quel grido, non cambia nulla se parliamo di mamme e bambini che vivono in Italia, in Ecuador, in India o in Ghana. Non è un dolore diverso per una mamma che vive un dramma a Milano o in Bangladesh: il dolore di una mamma, quando diventi anche tu mamma, diventa assordante.

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