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3 giorni a zonzo a Lucca e dintorni

Appena prendi il calendario del nuovo anno cosa fai? Sei tra quelli che lo sfogliano alla ricerca dei ponti da sfruttare per delle gitarelle fuori porta? Allora non ti è certo sfuggito che quest’anno il 15 agosto cade nientepopodimenoche di venerdì, permettendo così anche a chi non va in vacanza (o ci è già tornato o partirà più tardi) di godersi una mini vacanza di 3 giorni.

Non hai idee su dove andare?

Io sono tornata proprio da un weekend lungo di 3 giorni in terra toscana. Sono stata con la famiglia a Lucca e dintorni, scoprendo così luoghi da favola adatti anche a bimbi piccoli (il mio ha 3 mesi).

Lucca    Lucca

La città di Lucca è circondata da alte mura su cui si può salire tranquillamente con la carrozzina, passeggiare e godersi il paesaggio sulla città. Chi ha figli più grandicelli può affittare una bicicletta e unirsi allo sciame di bici che sfreccia senza sosta.

Dopo il giretto non c’è niente di meglio che inoltrarsi nel tardo pomeriggio nelle sue viette del centro (tutte pedonali, ideali per i bimbi che possono giocare liberamente) piene di negozietti e locali con tavoli all’aperto dove mangiare dai classici panini con la porchetta, alla tipica zuppa di farro o zuppa con cipolle.

Lucca

Lucca

 

Salumi_Lucca

Zuppa-cipolle_Lucca

 

Attorno a Lucca ci sono tantissimi b&b adatti a famiglie: sono grandi case, spesso con giardino, a due passi dal centro città e gestiti con la cordialità e ospitalità tipiche della gente toscana.

E dopo la cultura… relax al mare! Siamo stati un giorno a Viareggio dove con soli 12 euro abbiamo affittato per tutto il giorno ombrellone e 2 lettini. La lunga passeggiata di negozi e bar dietro la spiaggia è stata l’ideale per trascorrere le ore più calde, non indicate per stare in spiaggia con un bimbo piccolo.

Un giardino segreto…a Milano!

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Se non lo conosci non ci entri: perché non ci capiti “per caso”, facendo una passeggiata e imbattendoti in un parco giochi che tu e il tuo bambino non avevate ancora visto.
Il giardinetto di Via Ampere a Milano è racchiuso nel centro Balneare Romano (conosciuto anche come piscina Ponzio) e non è visibile dalla strada.
Per entrare però è sufficiente oltrepassare la porta d’ingresso del centro, percorrere un lungo corridoio e affacciarsi così nel giardinetto accanto alla piscina del quartiere Lambrate.

Il giardino è piccolo ma offre tutto: bar, giochi per i bambini, panchine e soprattutto la sicurezza per cui anche i più piccoli possono correre e divertirsi liberamente senza pericoli perché non vi sono passaggi si auto. Inoltre scivoli permettono di arrivare tranquillamente con i passeggini.
La città rimane fuori e qui si respira tranquillità per trovarsi tra mamme (in attesa, con neonati o con bimbi già in età di “giochi”).

Il parchetto è accessibile gratuitamente tutti i giorni: l’entrata è proprio di fianco la biglietteria della piscina, in Via Ampere 20 (vicino al Politecnico).

Ora che lo conoscete anche voi… non vi resta che entrarci! 😉

 Con questo post partecipo al progetto di recensione e condivisione dei parchi giochi in Italia Playgroundaroundthecorner

Visita al museo per mamme!

Museo Leone Vercelli

Andare a visitare un museo e ancor più seguire una visita guidata sembra una cosa impossibile per le neomamme: e se il bambino nel mezzo della visita scoppia a piangere a dirotto? E come girare senza ostacoli con il passeggino? E se i bambini più grandicelli si annoiano e vogliono uscire?

Per rispondere a queste esigenze alcuni musei hanno creato delle visite ad hoc per mamme (e papà, nonni, zii).
Questo significa che viene garantito un percorso comodo con carrozzine e passeggini, animatori che nelle sale intrattengono i bambini con attività didattiche, e sedie lungo il percorso per far riposare le mamme in attesa e per allattare i neonati.

Ma che carino! – Tipologie di persone che incontri per strada

consigli

Non c’è uscita col pupo in cui non le incontri. Sono soprattutto donne, di ogni età, pronte a fermarti anche se sei in straritardo dopo una crisi di pianto improvvisa, un cambio pannolino d’emergenza fatto come un pit stop di formula uno quando il nano era già pulito, vestito ed eri già sull’uscio di casa, e il solito giochino da trovare infilato dietro il divano. Ecco, stai correndo per mantenere una dignità al tuo ritardo ed eccole lì pronte a fermarti: sono le tipologie delle donne sconosciute pronte a offrire commenti graditi e non su mamme e bambini.
Durante le nostre uscite mattutine siamo soliti a incontrarne un bel po’ che si dividono in:

Anziane:
la confusa: ma che bella bambina (è un bimbo, pure tutto vestito di azzurro!)
la mielosa: ma che bello! Che piedini! Che occhi furbi! Che guance da pizzicare!
la consulente non richiesta: si vede proprio che piange perché ha fame/freddo/caldo!

Donne di mezza età:
la rosicona: ma lo allatti tu…solo con il tuo latte? Ai miei tempi si dava l’artificiale e non ho mai allattato! Oppure – I miei figli sono cresciuti tutti con l’artificiale e sono sanissimi!
l’impicciona: a quando il secondo figlio? Bisogna farli in fretta perché crescano assieme senza troppa differenza d’età!
la stilista: che bel completino! Ma si abbottona dietro? E’ di cotone?

Mamme con figli più grandi d’età:
la vanitosa: com’è piccolo! Il mio alla sua età era già il doppio!
la nostalgica: rivolgendosi al proprio figlio… “vedi, anche tu eri piccolo così ed eri bravo, mangiavi e dormivi…mica come adesso!”

Bambine:
la curiosa: è come il mio fratellino… anche lui sorride?/era nella pancia?/fa il ruttino?/fa la cacca?/dorme nel passeggino?
la coraggiosa: me lo dai in braccio? (segue pianto)

Un argomento che accomuna tutti questi personaggi e che li “scatena” è il portare in fascia. Incrociando una tipologia qualsiasi fioccano le espressioni: ma non soffoca lì dentro? Avrà caldo! Com’è stretto! Che paura…non cade?

Ah, naturalmente le risposte a tutte queste domande non richieste si riassumono sempre con un sorriso di circostanza e un saluto frettoloso… lascio a voi le vere risposte da dare! 😉

Le prime volte dei nostri figli

piedi-mare

Ti ricordi la tua prima volta al mare?
Io no; ero toppo piccola per averla fissato nelle mente e portarla con me nei ricordi. Mi vedo la prima volta al mare nelle fotografie scattate dai miei genitori: il primo contatto con i pungenti granelli della sabbia, i primi sguardi indagatori verso la grande distesa d’acqua, i miei braccioli rossi con cui scoprire di poter galleggiare.

Sabato Davide è stato per la prima volta su una spiaggia. Ha respirato l’aria frizzantina, ha sentito l’odore del mare, ha ascoltato lo scrosciare dolce delle onde che si buttano sul bagnasciuga.
Avendo solo un mese e mezzo credo che la sua percezione dell’ambiente sia filtrata con gli odori e le voci, non ancora con la vista. Meglio dire quindi che Davide per la prima volta ha avvertito il mare, ne ha sentito la presenza, ma non l’ha ancora scoperto.

Una merenda con… Socrate e Platone! La filosofia per bambini

Filosofia-bimbi

La filosofia è curiosità: fare domande, non smettere di cercare, scoprire. E i bambini sono curiosissimi: con le loro continue domande per conoscere il mondo possiamo dire che sono dei filosofi “d’istinto”!

Io mi sono laureata in filosofia e le mie due tesi di laurea sono state entrambe sul “fare filosofia oggi”, cioè su come applicare la ricerca filosofica all’attualità, alla sociologia, alla politica. Per me la sfida dei filosofi oggi è proprio questa: continuare la ricerca filosofica in funzione della comprensione ed evoluzione degli scenari attuali.

Filosofeggiare = cercare, cercare, cercare.

Mentre preparavo la mia tesi sul rapporto della filosofia con la comunicazione e l’educazione mi sono avvicinata ad una nuova branca della filosofia, molto diffusa negli Stati Uniti e, purtroppo, ancora poco da noi, che è la filosofia per bambini.
Come stimolare – non insegnare perché lo sanno fare benissimo – i bambini a filosofeggiare, cioè ad interrogarsi sulla vita e sul mondo che li circonda?
La mia passione sulla tematica si è limitata alla lettura di qualche libro fino a quando, dopo anni, ho rincontrato una mia compagna di Università che ha approfondito l’argomento e ora conduce laboratori di filosofia con bambini di tutte le età.

Ho chiesto quindi a lei, Agnese Ambiveri, di raccontarci meglio di cosa si tratta.

Cosa vuol dire fare filosofia con i bambini?

Fare filosofia con i bambini per me significa innanzitutto divertirsi e imparare! Divertirsi con loro e imparare da loro. Sì, perché è incredibile quello che si può imparare dalle risposte e, ancor più, dalle domande dei più piccoli! Loro ci insegnano a non dare nulla per scontato, cosa che noi adulti purtroppo spesso facciamo. Fare filosofia con i bambini è davvero più semplice di quanto si possa pensare, perché proprio loro sono pieni di curiosità e meraviglia verso tutto ciò che è nuovo; sono dei piccoli Socrate: hanno tanta voglia di scoprire il mondo e trovano sempre la domanda giusta per costringerti a metterti in discussione e rivedere le tue certezze. Inoltre, al contrario degli adulti, non hanno alcun pensiero preconcetto sulle cose e la loro onestà intellettuale è disarmante. Credo davvero che siano dei piccoli filosofi!

Dove e come si svolge un laboratorio di filosofia per bambini?

Fino ad adesso i laboratori si sono svolti all’interno di librerie e biblioteche, ma mi piacerebbe molto riuscire a portarli all’interno delle scuole elementari.  Si parte sempre da un’introduzione sulla filosofia (“che cos’è secondo voi?”; “avete mai sentito questa parola?”. Mi piace molto far parlare i bambini!) e da una lettura. Ho usato spesso i libri di filosofia per bambini di Oscar Brenifier e di Emiliano di Marco, entrambi autori che adoro e che consiglio vivamente ad adulti e bambini. Dal brano letto emergono dei temi, delle domande, ad esempio: “che cos’è la verità?”, “chi sono io?”, “quando i sensi mi ingannano?”. La parte più ampia però è quella ludica: prendendo spunto da queste domande penso a dei giochi per i bambini. Mi piace dare libero spazio alla loro creatività e alla loro fantasia. Oppure costruire delle semplici scenografie che diventano per i bambini dei mondi magici (ad esempio la caverna del mito di Platone). Alla fine si raccolgono le impressioni dei bambini e mi piace farli andare a casa sempre con un ricordo del pomeriggio passato insieme.

Come reagiscono i bambini?

La maggior parte di loro, all’inizio, non sa di cosa si tratta. Così molti arrivano tra lo spaesato e l’incuriosito e spesso ho la sensazione che… “pendano dalle mie labbra”! Devo dire che ciò che mi dà più soddisfazione è il vederli partecipare attivamente al laboratorio. Certamente c’è chi interviene più spesso e chi rimane più intimidito, ma nella maggior parte dei casi ho trovato un ottimo livello di attenzione e partecipazione. Quando i genitori vengono a prendere i bambini, questi ultimi sono sempre contenti di mostrare a mamma e papà quello che hanno fatto!

La domanda/l’episodio più curioso che ti è capitato durante un laboratorio?

Alle volte i bambini danno risposte davvero sorprendenti!
Devo ammettere che, da adulta, a volte do per scontato che i bambini ancora non conoscano alcuni concetti, come ad esempio il significato della parola “filosofia”; finché… ad un laboratorio mi è capitata una bambina che si chiama Sofia (9 anni) e che, ovviamente, conosceva benissimo cosa significa “sophia” e addirittura cosa significa “philos”! Altre volte dimentico che noi adulti abbiamo un pensiero astratto, che talvolta ci fa dimenticare il significato letterale delle parole. Così una volta stavo spiegando che per Socrate la domanda più importante, che ogni uomo dovrebbe porsi è “Chi sono io?”, intendendo “Come sono fatto dentro?”; un bambino (5 anni) mi ha chiesto: “Cioè, come sono fatte le mie ossa?”! Mi ha spiazzata, la sua domanda era perfettamente lecita!

 Agnese vi aspetta al prossimo laboratorio!

Per informazioni: Agnese Ambiveri – agnese.ambi@gmail.com