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Visita al museo per mamme!

Museo Leone Vercelli

Andare a visitare un museo e ancor più seguire una visita guidata sembra una cosa impossibile per le neomamme: e se il bambino nel mezzo della visita scoppia a piangere a dirotto? E come girare senza ostacoli con il passeggino? E se i bambini più grandicelli si annoiano e vogliono uscire?

Per rispondere a queste esigenze alcuni musei hanno creato delle visite ad hoc per mamme (e papà, nonni, zii).
Questo significa che viene garantito un percorso comodo con carrozzine e passeggini, animatori che nelle sale intrattengono i bambini con attività didattiche, e sedie lungo il percorso per far riposare le mamme in attesa e per allattare i neonati.

Ma che carino! – Tipologie di persone che incontri per strada

consigli

Non c’è uscita col pupo in cui non le incontri. Sono soprattutto donne, di ogni età, pronte a fermarti anche se sei in straritardo dopo una crisi di pianto improvvisa, un cambio pannolino d’emergenza fatto come un pit stop di formula uno quando il nano era già pulito, vestito ed eri già sull’uscio di casa, e il solito giochino da trovare infilato dietro il divano. Ecco, stai correndo per mantenere una dignità al tuo ritardo ed eccole lì pronte a fermarti: sono le tipologie delle donne sconosciute pronte a offrire commenti graditi e non su mamme e bambini.
Durante le nostre uscite mattutine siamo soliti a incontrarne un bel po’ che si dividono in:

Anziane:
la confusa: ma che bella bambina (è un bimbo, pure tutto vestito di azzurro!)
la mielosa: ma che bello! Che piedini! Che occhi furbi! Che guance da pizzicare!
la consulente non richiesta: si vede proprio che piange perché ha fame/freddo/caldo!

Donne di mezza età:
la rosicona: ma lo allatti tu…solo con il tuo latte? Ai miei tempi si dava l’artificiale e non ho mai allattato! Oppure – I miei figli sono cresciuti tutti con l’artificiale e sono sanissimi!
l’impicciona: a quando il secondo figlio? Bisogna farli in fretta perché crescano assieme senza troppa differenza d’età!
la stilista: che bel completino! Ma si abbottona dietro? E’ di cotone?

Mamme con figli più grandi d’età:
la vanitosa: com’è piccolo! Il mio alla sua età era già il doppio!
la nostalgica: rivolgendosi al proprio figlio… “vedi, anche tu eri piccolo così ed eri bravo, mangiavi e dormivi…mica come adesso!”

Bambine:
la curiosa: è come il mio fratellino… anche lui sorride?/era nella pancia?/fa il ruttino?/fa la cacca?/dorme nel passeggino?
la coraggiosa: me lo dai in braccio? (segue pianto)

Un argomento che accomuna tutti questi personaggi e che li “scatena” è il portare in fascia. Incrociando una tipologia qualsiasi fioccano le espressioni: ma non soffoca lì dentro? Avrà caldo! Com’è stretto! Che paura…non cade?

Ah, naturalmente le risposte a tutte queste domande non richieste si riassumono sempre con un sorriso di circostanza e un saluto frettoloso… lascio a voi le vere risposte da dare! 😉

Le prime volte dei nostri figli

piedi-mare

Ti ricordi la tua prima volta al mare?
Io no; ero toppo piccola per averla fissato nelle mente e portarla con me nei ricordi. Mi vedo la prima volta al mare nelle fotografie scattate dai miei genitori: il primo contatto con i pungenti granelli della sabbia, i primi sguardi indagatori verso la grande distesa d’acqua, i miei braccioli rossi con cui scoprire di poter galleggiare.

Sabato Davide è stato per la prima volta su una spiaggia. Ha respirato l’aria frizzantina, ha sentito l’odore del mare, ha ascoltato lo scrosciare dolce delle onde che si buttano sul bagnasciuga.
Avendo solo un mese e mezzo credo che la sua percezione dell’ambiente sia filtrata con gli odori e le voci, non ancora con la vista. Meglio dire quindi che Davide per la prima volta ha avvertito il mare, ne ha sentito la presenza, ma non l’ha ancora scoperto.

Una merenda con… Socrate e Platone! La filosofia per bambini

Filosofia-bimbi

La filosofia è curiosità: fare domande, non smettere di cercare, scoprire. E i bambini sono curiosissimi: con le loro continue domande per conoscere il mondo possiamo dire che sono dei filosofi “d’istinto”!

Io mi sono laureata in filosofia e le mie due tesi di laurea sono state entrambe sul “fare filosofia oggi”, cioè su come applicare la ricerca filosofica all’attualità, alla sociologia, alla politica. Per me la sfida dei filosofi oggi è proprio questa: continuare la ricerca filosofica in funzione della comprensione ed evoluzione degli scenari attuali.

Filosofeggiare = cercare, cercare, cercare.

Mentre preparavo la mia tesi sul rapporto della filosofia con la comunicazione e l’educazione mi sono avvicinata ad una nuova branca della filosofia, molto diffusa negli Stati Uniti e, purtroppo, ancora poco da noi, che è la filosofia per bambini.
Come stimolare – non insegnare perché lo sanno fare benissimo – i bambini a filosofeggiare, cioè ad interrogarsi sulla vita e sul mondo che li circonda?
La mia passione sulla tematica si è limitata alla lettura di qualche libro fino a quando, dopo anni, ho rincontrato una mia compagna di Università che ha approfondito l’argomento e ora conduce laboratori di filosofia con bambini di tutte le età.

Ho chiesto quindi a lei, Agnese Ambiveri, di raccontarci meglio di cosa si tratta.

Cosa vuol dire fare filosofia con i bambini?

Fare filosofia con i bambini per me significa innanzitutto divertirsi e imparare! Divertirsi con loro e imparare da loro. Sì, perché è incredibile quello che si può imparare dalle risposte e, ancor più, dalle domande dei più piccoli! Loro ci insegnano a non dare nulla per scontato, cosa che noi adulti purtroppo spesso facciamo. Fare filosofia con i bambini è davvero più semplice di quanto si possa pensare, perché proprio loro sono pieni di curiosità e meraviglia verso tutto ciò che è nuovo; sono dei piccoli Socrate: hanno tanta voglia di scoprire il mondo e trovano sempre la domanda giusta per costringerti a metterti in discussione e rivedere le tue certezze. Inoltre, al contrario degli adulti, non hanno alcun pensiero preconcetto sulle cose e la loro onestà intellettuale è disarmante. Credo davvero che siano dei piccoli filosofi!

Dove e come si svolge un laboratorio di filosofia per bambini?

Fino ad adesso i laboratori si sono svolti all’interno di librerie e biblioteche, ma mi piacerebbe molto riuscire a portarli all’interno delle scuole elementari.  Si parte sempre da un’introduzione sulla filosofia (“che cos’è secondo voi?”; “avete mai sentito questa parola?”. Mi piace molto far parlare i bambini!) e da una lettura. Ho usato spesso i libri di filosofia per bambini di Oscar Brenifier e di Emiliano di Marco, entrambi autori che adoro e che consiglio vivamente ad adulti e bambini. Dal brano letto emergono dei temi, delle domande, ad esempio: “che cos’è la verità?”, “chi sono io?”, “quando i sensi mi ingannano?”. La parte più ampia però è quella ludica: prendendo spunto da queste domande penso a dei giochi per i bambini. Mi piace dare libero spazio alla loro creatività e alla loro fantasia. Oppure costruire delle semplici scenografie che diventano per i bambini dei mondi magici (ad esempio la caverna del mito di Platone). Alla fine si raccolgono le impressioni dei bambini e mi piace farli andare a casa sempre con un ricordo del pomeriggio passato insieme.

Come reagiscono i bambini?

La maggior parte di loro, all’inizio, non sa di cosa si tratta. Così molti arrivano tra lo spaesato e l’incuriosito e spesso ho la sensazione che… “pendano dalle mie labbra”! Devo dire che ciò che mi dà più soddisfazione è il vederli partecipare attivamente al laboratorio. Certamente c’è chi interviene più spesso e chi rimane più intimidito, ma nella maggior parte dei casi ho trovato un ottimo livello di attenzione e partecipazione. Quando i genitori vengono a prendere i bambini, questi ultimi sono sempre contenti di mostrare a mamma e papà quello che hanno fatto!

La domanda/l’episodio più curioso che ti è capitato durante un laboratorio?

Alle volte i bambini danno risposte davvero sorprendenti!
Devo ammettere che, da adulta, a volte do per scontato che i bambini ancora non conoscano alcuni concetti, come ad esempio il significato della parola “filosofia”; finché… ad un laboratorio mi è capitata una bambina che si chiama Sofia (9 anni) e che, ovviamente, conosceva benissimo cosa significa “sophia” e addirittura cosa significa “philos”! Altre volte dimentico che noi adulti abbiamo un pensiero astratto, che talvolta ci fa dimenticare il significato letterale delle parole. Così una volta stavo spiegando che per Socrate la domanda più importante, che ogni uomo dovrebbe porsi è “Chi sono io?”, intendendo “Come sono fatto dentro?”; un bambino (5 anni) mi ha chiesto: “Cioè, come sono fatte le mie ossa?”! Mi ha spiazzata, la sua domanda era perfettamente lecita!

 Agnese vi aspetta al prossimo laboratorio!

Per informazioni: Agnese Ambiveri – agnese.ambi@gmail.com

8 cose che puoi fare mentre allatti (+1 per le blogger)

allattareVuotiamo il sacco: ci raccontano che allattare è piacevole, ma è vero?
Certamente dare il proprio latte fa molto bene al bambino sia per la sua salute che per creare un contatto stretto con la mamma che gli dà protezione, ma diciamoci la verità… stare bloccate per gran parte del giorno sul divano per dare da mangiare dal nostro seno è piuttosto limitante!
All’inizio sembra di non riuscire a far nulla, come se avessimo le braccia ingessate, o comunque solo una mano libera. Il tempo non passa, o meglio, si arriva a sera senza aver concluso nulla.

Io pian piano ho trovato dei piccoli escamotage per organizzarmi al meglio e sfruttare il tempo dell’allattamento (pressoché tutto il giorno per ora, siamo a un mese), per fare in contemporanea anche altro.
Ecco alcune idee, ma sono sicura che si potrebbero fare anche altre cose! Apro per questo motivo un sondaggio su cosa fate voi mentre allattate! 🙂

Vedere film/programmi tv. E’ la soluzione più facile e immediata. E’ sufficiente avere vicino un telecomando e si fa tutto, dalla scelta di cosa guardare, al volume. Difficoltà: bassa. Valutazione: per chi come me non ha mai sopportato la tv sarebbe triste iniziare ad alienarsi proprio durante questo momento della vita.

Utilizzare il telefono. Se hai uno smartphone puoi praticamente fare tutto e non cancellare la tua socialità. Telefoni all’amica, controlli Facebook, invii tweet, ti scrivi con le altre neomamme (puoi ad es. creare un gruppo su whatsapp con le mamme che hanno frequentato il corso preparto con te), inserisci e leggi i promemoria, etc. Difficoltà: bassa. Valutazione: attenzione a non eccedere e bisogna stare attenti a non tenere il telefono troppo vicino al bimbo per evitare di ricoprirlo di onde nocive.

Dormire. Notti insonni o anche semplicemente ore di sonno in meno: appena ci si rilassa e c’è silenzio attorno il crollo è inevitabile. Difficoltà: media perché rilassarsi non è poi tanto semplice… Valutazione: attenzione a non far cadere il bimbo!

Utilizzare il pc. Utilissimo per navigare su internet, visionare siti di shopping online, leggere giornali e dedicarsi alla lettura in generale. Difficile invece è scrivere: email brevi, eliminando le maiuscole e i punti di domanda (non riesco ancora ad arrivare con una mano sola dallo shift al punto di domanda dall’altra parte della tastiera!!!). Difficoltà: media. Valutazione: ottimo se ci si ricorda di metterselo vicino a sé e sul lato giusto rispetto al seno con cui si sta allattamendo prima che il bimbo si attacchi.

Leggere giornali/libri cartacei. Mai i “tempi di attesa” sono spesi bene come per leggere! Tutto questo tempo a disposizione per leggere quando vi ricapita? Attenzione però alla lettura che diventa meno rilassante quando non si riesce a girare pagina o il libro ci si chiude all’improvviso dopo acrobazie con le dita dell’unica mano utilizzabile per tenerlo aperto. Difficoltà: medio/alta. Valutazione: ottimi i giornali non spessi, comodi da tenere anche con una mano. Non è possibile farlo con tomi troppo pesanti: Dostoevskij tornerà tra le vostre mani in altri momenti.

Stare insieme ad altre mamme: gli spazi allattamento. I consultori familiari organizzano mattinate in cui le neomamme possono trovarsi in saloni adibiti all’”allattamento collettivo”: ci si ritrova, si chiacchiera, ci scambiano consigli e naturalmente…si allatta! Difficoltà: media (uscire di casa con i pupi a volte è un’impresa). Valutazione: ottimo per la psiche e la socialità della mamma, ottimo per i bimbi che durante gli incontri vengono pesati e controllati dal personale del consultorio.

Frequentare locali happy popping. Sono i bar, ristoranti, ma anche librerie, musei, locali pubblici che hanno spazi appositi per favorire un allattamento libero. Per riconoscerli è sufficiente vedere sulla loro vetrina l’adesivo che li contrassegna. Difficoltà: media, perché non è sempre semplice trovarne. Valutazione: ottimi per uscire con le amiche per un aperitivo, una cena, una visita ad una mostra accompagnate dal pupo.

Andare nei parchi. Complice la bella stagione, cosa c’è di più rilassante che uscire e fare un giro negli spazi verdi vicini a casa?! E’ facile trovare una panchina (all’ombra) in cui sedersi e allattare godendosi il relax e non stare chiuse in casa isolate dal mondo esterno! Difficoltà: media perché a volte, soprattutto nelle grandi città, non tutti gli spazi verdi sono family friendly. Valutazione: ai bambini stare all’aperto rilassa e favorisce il sonno… perché non provare!

E per le mamme blogger

Scrivere i prossimi post… con la mente! Pensare all’argomento, inventare il titolo, strutturare il post! E’ molto più semplice fare queste cose in un momento “di pace” in cui bisogna stare ferme per forza con il corpo, ma la mente è libera di creare! E quando il bambino dormirà sarà veloce mettere per iscritto un post già pronto nella nostra testa! Difficoltà: bassa. Valutazione: ottimo sia per distrarsi che per fermarsi a riflettere… cosa non banale nel tran tran della vita quotidiana con un bimbo!

E voi cosa fate mentre allattate?

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Muoversi in citta’: w la fascia!

Mercoledì mattina, ore 9: Davide ed io ci prepariamo per un appuntamento dall’altra parte della città. Dobbiamo prendere la metro nell’ora di punta, fare un cambio, attraversare una strada tramite un sottopassaggio .
Le mamme che vivono in città sanno bene che questo vuol dire affrontare un’impresa titanica se il bebé è in carrozzina/passeggino. La metropolitana significa per noi scale, ascensori non funzionanti, difficoltà a salire e trovare spazio sulla metro…
Ma noi siamo riusciti senza difficoltà grazie ad uno “strumento magico”: la fascia!

Fascia

La mia fascia lunga di 100% cotone è arrivata alcuni giorni fa grazie alle mie colleghe che me l’hanno regalata. Così ho letto le istruzioni per fare una “legatura base” e senza timore abbiamo affrontato la città.

Io mi sono sentita libera, con entrambe le mani “utilizzabili”: per prendere delle borse, per tenersi sui mezzi, per fare acquisti.

Davide, appena messo in fascia si addormenta quieto! Per i bimbi è come tornare in pancia, a strettissimo contatto con la mamma!

Ah, dove siamo andati? All’Associazione “Portare i piccoli” dove, grazie all’istruttrice Sarah Cinquini, ho imparato nuove legature sicure per far star bene il mio piccolo nella fascia.
Ora non ci ferma più nessuno! W la fascia!

Per imparare una legatura guarda il video con Sarah Cinquini ospite del programma Rai “Detto Fatto”:

Per informazioni:
http://portareipiccoli.org